La più importante responsabilità di uno scrittore è scrivere buoni se non ottimi se non eccellenti se non immortali libri. Se poi passiamo dalla parola alla prassi, allora all’intervento sono chiamati tutti, mica solo gli scrittori. Per rimanere alla pagina scritta, credo che un buon libro sia sempre, di per sé, contro il potere, perché usa necessariamente, per sua natura, un linguaggio antitetico rispetto a quello dominante, che oggi per intenderci è il linguaggio pubblicitario, inteso ovviamente in senso lato (il linguaggio politico è quasi sempre pubblicitario, spesso lo è anche quello giornalistico, certe volte lo è quello informale nelle chiacchiere tra intellettuali, nei casi più penosi si infila anche nel privato delle case e nelle camere da letto). È per questo che ritengo che tutta l’opera televisiva di uno come Antonio Ricci sia una fedele espressione del fascismo del mondo dei consumi: usa lo stesso linguaggio. E chi se ne frega se lo fa per criticare Berlusconi o Brunetta: se usi la stessa lingua del tuo nemico dichiarato, sei già lui.
— Quello lì che ha trovato tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj. (via comenonletto) (via pensierispettinati)

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